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      E perché la fanciulla era già da potersi celebrare le nozze, più volte condusse la cosa in termine che si feciono tutti gli apparati convenienti a quelle: di poi, con varie gavillazioni, ogni cosa si risolveva. E per fare crederlo meglio al Conte, aggiunse alle promesse le opere; e gli mandò trenta mila fiorini, i quali, secondo i patti del parentado, gli doveva dare.
     
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      Non di meno la guerra di Lombardia cresceva; e i Viniziani ogni dì perdevano nuove terre; e tutte le armate che eglino avevano messe per quelle fiumare erano state dalle genti ducali vinte, il paese di Verona e di Brescia tutto occupato, e quelle due terre in modo strette, che poco tempo potevono, secondo la comune opinione, mantenersi; il marchese di Mantova, il quale era molti anni stato della loro repubblica condottiere, fuora d'ogni loro credenza gli aveva abbandonati ed erasi accostato al Duca: tanto che quello che nel principio della guerra non lasciò loro fare la superbia, fece loro fare, nel progresso di quella, la paura. Perché, cognosciuto non avere altro rimedio che l'amicizia de' Fiorentini e del Conte, cominciorono a domandarla; benché vergognosamente e pieni di sospetto, perché temevono che i Fiorentini non facessino a loro quella risposta che da loro avevono nella impresa di Lucca e nelle cose del Conte ricevuta. Ma gli trovorono più facili che non speravano e che per li portamenti loro non avevono meritato: tanto più potette in ne' Fiorentini l'odio dello antico nimico, che della vecchia e consueta amicizia lo sdegno.


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Istorie fiorentine
di Niccolò Machiavelli
pagine 526

   





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