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      Dopo la quale conclusione se ne tornorono a Vinegia. I Viniziani, perché la somma del danaio era grande, ad ogni cosa pigramente provvedevono.
     
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      Niccolò Piccino, in questo mezzo, seguitava il suo viaggio, e già era giunto in Romagna; e aveva operato tanto con i figliuoli di messer Pandolfo Malatesti, che, lasciati i Viniziani, si erano accostati al Duca. Questa cosa dispiacque a Vinegia; ma molto più a Firenze; perché credevono, per quella via, potere fare resistenza a Niccolò; ma veduti i Malatesti ribellati, si sbigottirono, massimamente perché temevono che Pietrogiampaolo Orsino, loro capitano, il quale si trovava nelle terre de' Malatesti, non fusse svaligiato, e rimanere disarmati. Questa novella medesimamente sbigottì il Conte, perché temeva di non perdere la Marca, passando Niccolò in Toscana; e disposto di andare a soccorrere la casa sua, se ne venne a Vinegia; e intromesso al Principe, mostrò come la passata sua in Toscana era utile alla lega, perché la guerra si aveva a fare dove era lo esercito e il capitano del nimico, non dove erano le terre e le guardie sue: perché, vinto l'esercito, è vinta la guerra; ma vinte le terre, e lasciando intero lo esercito, diventa molte volte la guerra più viva; affermando la Marca e la Toscana essere perdute, se a Niccolò non si faceva gagliarda opposizione; le quali perdute, non aveva rimedio la Lombardia; ma quando l'avesse rimedio, non intendeva di abbandonare i suoi sudditi e i suoi amici; e che era passato in Lombardia signore, e non voleva partirsene condottiere.


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Istorie fiorentine
di Niccolò Machiavelli
pagine 526

   





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