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      A molti altri de' ragunati non piaceva questa lunghezza, affermando come il tempo era per favorire lui e non loro: perché, se si voltavano ad essere contenti alle cose ordinarie, Piero non portava pericolo alcuno, e loro ne correvono molti, perché i magistrati suoi nimici gli lasceranno godere la città, e gli amici lo faranno, con la rovina loro, come intervenne nel '58, principe. E se il consiglio dato era da uomini buoni, questo era da uomini savi; e per ciò, mentre che gli uomini erano infiammati contro a di lui, conveniva spegnerlo. Il modo era: armarsi dentro, e fuori soldare il marchese di Ferrara, per non essere disarmato; e quando la sorte dessi di avere una Signoria amica, essere parati ad assicurarsene. Rimasono per tanto in questa sentenza: che si aspettasse la nuova Signoria, e secondo quella governarsi. Trovavasi intra questi congiurati ser Niccolò Fedini il quale tra loro come cancelliere si esercitava. Costui, tirato da più certa speranza, rivelò tutte le pratiche tenute da' suoi inimici a Piero, e la listra de' congiurati e de' soscritti gli portò. Sbigottissi Piero, vedendo il numero e la qualità de' cittadini che gli erano contro, e consigliatosi con gli amici, deliberò ancora egli fare degli amici suoi una soscrizione; e dato di questa impresa la cura ad alcuno de' più suoi fidati, trovò tanta varietà e instabilità negli animi de' cittadini, che molti de' soscritti contro di lui ancora in favore suo si soscrissono.
     
     
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      Mentre che queste cose in questa maniera si travagliavano, venne il tempo che il supremo magistrato si rinnuova; al quale per gonfalonieri di giustizia fu Niccolò Soderini assunto.


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Istorie fiorentine
di Niccolò Machiavelli
pagine 526

   





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