Pagina (82/256)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Preferisci tu la sera al mattino?
      Ho visto fanciulle dalla pupilla nera e dall'aria vereconda restare perplesse e come estatiche alla duplice domanda; poi rispondere con questo sospiro: «L'autunno pensoso, la sera mesta e soave.»
      Anime da contarsi sulle dita.
      Quasi sempre, all'opposto, all'interrogazione inattesa le tumide e fresche labbra della giovane scopersero due fila di piccoli e bianchissimi denti con queste voci scroscianti: «Il mattino festoso, la primavera bella e gentile!»
      Ragioni diverse di sentimento, particolari simpatie d'ideali.
      Ognun vede, sente e giudica a suo modo. Questi corre dietro a’ sogni, quegli si compiace di piaceri reali, altri s'ispira alla mistica musa dell'intelletto e del cuore. E a me piace la solitudine tranquilla, la pace serena, l'oblio profondo, figlio del sonno, fratello della morte, compagno fido delle anime contristate. Ahimè! anche quando la giovinezza arridea balda e spensierata; anche quando la speranza spargeva fiori a destra ed a manca, tessendo inganni innocenti allo spirito illuso; anche quando i fantasmi d'amore accendevano il sangue con le febbri di gagliarde energie; io anche allora ho preferito l'autunno, anche allora ho prediletto la sera, ho sospirato anche allora i silenzi alti delle notti stellate - Sonno, quiete, solitudine e oblio,... e la desolante eternità del nulla!
      - Avete l'umor nero, voi!
      - E voi l'umor bianco, la quintessenza della vita color di rosa. Chi dunque ha ragione?
      Conoscete quel fiore? E un giglio. Era venuto dall'oriente, simbolo di beltà e candore, levando il capo altero, vanto della floreale famiglia, delizia e sospiro delle nostre bionde fanciulle, le nostre bionde fanciulle con gli occhi grandi e cilestri, flessuose qual canna, allettatrici come il peccato.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

La leggenda del Burando
Streghe folletti e apparizioni in Liguria
di Baccio Emanuele Maineri
Tipogr. Franceschini Firenze
1900 pagine 256