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      - Ho sempre ammirati i superbi denti della contessa C. Seppi stasera che sono falsi.
      - Lo sapevo.
      - Lo sapevi? E sai pure che il marito di lei porta parrucca, che l’altro giorno si è fatto levare quattro mascellari che lo tribolavano, e che per farsi coraggio volle presente all’operazione l’amante? Sai che la signora T. ama le donne come Saffo Lesbia amava le belle greche?
      Mentre parlava, il Buratti scriveva in un libriccino di note. Nessuna sorpresa si dipingeva sul suo volto. L’abitudine rende insensibili come statue di marmo.
      All’indomani il conte C. e la signora T. erano serviti per il dì delle feste.
      E ogni sera i due amici, fin che restava aperto il teatro, seguitavano a fare questi, che essi chiamavano i loro studi.
      IV.
      Il Buratti e la politica - Satire a Cesarotti e a Napoleone - L’assedio di Venezia - Lamentazione - Arresto del poeta - Parodia - Sonetto di un amico - Fine del blocco - Se ne va in villa - Descrive la sua vita campestre - Compromette e sposa la sua governante - Le chiacchiere del mondo - Ribalderia degli amici - Morte e vendetta del padre.
      Il Buratti aveva poco tempo da pensare alla politica. I nostri nonni se ne occupavano meno e si divertivano più di noi. Tuttavia, da qualche indizio sparso nelle sue opere, ci è dato indovinare in lui un italianone, di quelli che sognavano l’unità del bel paese, e discesero nel sepolcro sognandola tuttavia. Guerra a tutti gli stranieri, si chiamassero pure Napoleone o Francesco I, convintoChe sinonimo sempre de ladron
      Xe sta qualunque re liberator.


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Il principe dei satirici veneziani Pietro Buratti
di Vittorio Malamani
Tipografia dell'Ancora Venezia
1887 pagine 115

   





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