Pagina (39/115)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Parlo chiaro, e son sicuroChe no passa el mio lamento
      I confini de sto muro;
      Che bandìa da tuto el mondo,
      In sta tavola, in sto logo,
      Co un filosofo de fondoVerità pol farse logo.
      Quel bel cuor fato de pastaSpalachèlo, Consegier;
      Za lo so che ’l ve contrastaCoi doveri del mestier.
      Siène(68) d’argine a l’urgenzaDel bisogno militar;
      Qualche drama de clemenzaNel dirito fèghe entrar,
      Che za presto da sta noteUn bel zorno sponterà,
      E a le barbare so groteI nemiçi tornarà.
      È un po’ prolissa questa satira; i periodi sono troppo lunghi; malgrado ciò è un capolavoro di sottile sarcasmo. Per altro fu un’imprudenza esporsi in un luogo sì pubblico. Le case dei prefetti, per certe cose, sono luoghi pubblici come i teatri e i caffè. S’aggiunga che il Buratti avea più nemici che capelli in capo, volevo dire che peli nella sua parrucca; tutta gente ferita a morte dall’aculeo della sua Musa, che anelava il giorno della vendetta come l’esule il paese natìo. Passò decembre senza che nulla accadesse; della satira anzi niuno parlava, perchè niuno o pochissimi la conoscevano, e non era giunta ancora all’orecchio del governatore francese. Ma in gennaio, ad un pranzo dato da Nicolò Pasqualigo, celebre capitano di nave, certa gente fece cadere il discorso proprio su essa, e fu letta da chi ne avea copia, non si sa come carpita, e fu commentata con vivo ardore, più di tutto, naturalmente, da chi ne capiva meno, dai francesi, i quali non sapeano veder altro che un insulto alla loro lealtà. I pochi amici del poeta lo difesero meglio che potettero, ma invano.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Il principe dei satirici veneziani Pietro Buratti
di Vittorio Malamani
Tipografia dell'Ancora Venezia
1887 pagine 115

   





Consegier Buratti Musa Nicolò Pasqualigo