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      Esso cercherà istintivamente, come ogni corpo costituito, di allargare le sue attribuzioni, di sottrarsi al controllo del popolo, di imporre le sue tendenze e di far predominare i suoi interessi particolari. Messo in una posizione privilegiata, il governo già si trova in antagonismo colla massa, della cui forza dispone.
      Del resto un governo anche volendo, non potrebbe contentar tutti, se pur riuscisse a contentar qualcuno. Dovrebbe difendersi contro i malcontenti, e quindi dovrebbe cointeressare una parte del popolo per esserne appoggiato. E così ricomincerebbe la vecchia storia della classe privilegiata che si costituisce colla complicità del governo, e che, se questa volta non s’impossesserebbe del suolo, accapparrerebbe certo delle posizioni di favore, appositamente create, e non sarebbe meno oppressiva né meno sfruttatrice della classe capitalistica.
      I governanti, abituati al comando, non vorrebbero ritornare nella folla, e se non potessero conservare il potere nelle loro mani, si assicurerebbero almeno delle posizioni privilegiate per quando dovranno passarlo in mano di altri. Userebbero di tutti i mezzi che ha il potere, per far eleggere a loro successori gli amici loro, ed esserne poscia a loro volta appoggiati e protetti. E così il governo passerebbe e ripasserebbe nelle stesse mani, e la democrazia, che è il preteso governo di tutti, finirebbe, come sempre, in oligarchia, che è il governo di pochi, il governo di una classe.
      E che oligarchia strapotente, oppressiva, assorbente sarebbe mai quella che avrebbe a suo carico, cioè a sua disposizione, tutto il capitale sociale, tutti i servizi pubblici, dall’alimentazione alla fabbricazione dei fiammiferi, dalle università ai teatri d’operette!


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L'anarchia
di Errico Malatesta
pagine 75