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      È tempo di ravvederci!
      La causa principale, secondo noi, di questa nostra decadenza è l’isolamento in cui quasi dappertutto siamo caduti.
      Per un complesso di cause, che ora sarebbe troppo lungo esaminare, gli anarchici, dopo la dissoluzione dell’Internazionale, perdettero il contatto delle masse e si andavano man mano riducendo in piccoli gruppi, occupati solo a discutere eternamente e, purtroppo a dilaniarsi tra loro, o tutt’al più a fare un po’ di guerra ai socialisti legalitari.
      Contro questo stato di cose si è tentato più volte di reagire con più o meno successo. Ma quando si credeva di poter infine ricominciare un lavoro serio ed a larga base, ecco che venner fuori alcuni compagni i quali, per una malintesa intransigenza, elevarono l’isolamento a principio, e secondati dall’indolenza e dalla timidezza di tanti, che trovavano in quella “teoria” una comoda scusa per non far nulla e non correre nessun rischio, riuscirono a ricacciarci nell’impotenza.
      Per opera di quei compagni, molti dei quali ci compiacciamo di riconoscerlo, sono pur animati dalle migliori intenzioni, il lavoro di propaganda e di organizzazione è diventato una cosa impossibile.
      Volete entrare in un’associazione operaia? Maledizione! Non giova per il verbo anarchico: ogni buon anarchico se ne deve tener lontano come dalla peste.
      Volete fondare un’associazione dei lavoratori per abituarli a lottare solidariamente contro i padroni? Tradimento! un buon anarchico non deve associarsi che con anarchici convinti, vale a dire deve star sempre cogli stessi compagni, e se vuol fondare associazioni, non può che dar nomi diversi a un gruppo, composto sempre dalla stessa gente.


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Rivoluzione e lotta quotidiana
di Errico Malatesta
pagine 338

   





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