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      Ma se trascuriamo i modi poco leali e guardiamo il fondo delle cose, se consideriamo il tipo di organizzazione adottato dai socialisti ed il personale che costituisce la loro classe dirigente, e principalmente la maniera come essi concepiscono il divenire rivoluzionario, allora dovremo convenire che non furono essi i traditori, ma noi gl’ingenui.
      b. Che fare?59
      “Che fare?” è la domanda che con più o meno forza tormenta sempre l’animo di tutti gli uomini lottanti per un ideale e che risorge imperiosa nei momenti di crisi, quando un insuccesso, una disillusione spinge al riesame della tattica seguita, alla critica degli errori eventuali, ed alla ricerca di mezzi più efficaci. E ben fa il compagno Outcast a rimettere la questione sul tappeto ed invitare i compagni a riflettere ed a decidere sul da farsi.
      La situazione oggi è per noi difficile ed in certe regioni addirittura disastrosa. Ma insomma chi era anarchico resta anarchico, e, se da una parte siamo indeboliti dalle molteplici sconfitte, abbiamo guadagnato dall’altra una preziosa esperienza, che aumenterà in seguito la nostra efficienza, se poco poco sappiamo farne tesoro. Le defezioni, del resto rare, che si sono prodotte nel campo nostro in fondo ci giovano perchè ci hanno sbarazzato di elementi deboli ed infidi.
      Che fare dunque?
      Non m’intratterrò dell’agitazione fatta all’estero contro la reazione italiana. Certamente tutto ciò che serve a far conoscere al proletariato mondiale le vere condizioni d’Italia e le infamie inaudite che sono state commesse e continuano a commettersi dagli scherani della borghesia per soffocare e distruggere ogni movimento emancipatore, non può che giovare.


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Rivoluzione e lotta quotidiana
di Errico Malatesta
pagine 338

   





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