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      e. I nostri propositi62
      Anarchici, noi restiamo anarchici malgrado tutto e malgrado tutti.
      Noi siamo stati vinti in quel periodo di lotta che si è chiuso colla “presa di Roma” dell’ottobre 1922. Ma non sarà una sconfitta, del resto prevedibile, che ci farà rinunziare alla lotta, nè alla speranza e certezza di vincere. Non vi rinunzieremo nemmeno per cento, mille sconfitte, poichè sappiamo che nei progressi umani è stato sempre a forza di perdere che s’è finito col vincere.
      Invece, noi studieremo le ragioni che furono causa del nostro insuccesso per trovarci meglio preparati ad agire con risultati migliori quando circostanze nuove ci richiameranno all’azione pratica.
      Quali furono i nostri errori? Quali le nostre deficienze? Quale la nostra parte di responsabilità nella sconfitta?
      A parte le questioni tecniche di organizzazione e di preparazione, che non vanno trattate in questo luogo, gli anarchici, o almeno il più degli anarchici, han creduto le cose molto più facili di quello che realmente sono, e si sono beatamente cullati in una specie di provvidenzialismo, che ha fatto creder loro che bastano un ideale luminoso ed uno spirito eroico perchè poi tutto si accomodasse da sè. Han creduto nella “spontaneità delle masse”, nell’“ordine naturale” ed in altri miti creati dal desiderio ed anche da pigrizia intellettuale… e la “natura” è restata sorda e cieca come sempre, e le masse hanno ondeggiato da un polo all’altro secondo che le spingeva ora l’illusione di un facile paradiso, ora la speranza di qualche meschino vantaggio materiale, ora lo scoraggiamento e la livida paura.


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Rivoluzione e lotta quotidiana
di Errico Malatesta
pagine 338

   





Roma