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      Perciò sono anarchico.
      Gli aggettivi “sociale”, “federalista” ecc. appiccicati alla parola repubblica mi sono sempre sembrati una burletta. Vi possono essere dei repubblicani socialisti, come ve ne possono essere borghesi o clericali, dei repubblicani unitari e accentratori, come dei repubblicani federalisti e discentratori, i quali potranno fare la propaganda per far votare le leggi che loro piacciono. Ma la repubblica resta la repubblica, cioè una forma di governo a cui dà sostanza la volontà di quelli che riescono a farsi passare come rappresentanti della maggioranza – e se la sua proclamazione non sarà preceduta da una profonda rivoluzione sociale che distrugga nel fatto il privilegio economico, essa sarà necessariamente capitalistica e accentratrice, e forse anche clericale.
      Un governo repubblicano, come qualsiasi altro governo, tende innanzi tutto a consolidare e ad allargare il suo potere; ed il solo limite alle sue invasioni contro la libertà dei singoli, individui o collettività, sta nella resistenza che si riesce ad opporgli.
      Il compito degli anarchici, poichè non possono per mancanza di forza e di consensi fare l’anarchia dappertutto, è di creare alimentare, organizzare quella resistenza, rifiutare per conto loro qualsiasi contributo obbligatorio allo Stato (servizio militare, pagamento d’imposte, ecc.) e reclamare e pretendere per loro e per quelli che con loro consentono, piena libertà e libero accesso ai mezzi di produzione.
      h. Perchè voglio rimanere in Italia65
      Non voglio abbandonare l’Italia, sebbene, malgrado l’apparenza di libertà che mi è concessa, io sia prigioniero come se fossi chiuso in una cella o in una tomba.


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Rivoluzione e lotta quotidiana
di Errico Malatesta
pagine 338

   





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