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      Siamo riformatori oggi in quanto cerchiamo di creare le condizioni più favorevoli ed il personale più cosciente e più numeroso che si può per menare a bene una insurrezione di popolo; saremo riformatori domani, ad insurrezione trionfante e a libertà conquistata, in quanto cercheremo, con tutti i mezzi che la libertà consente, cioè con la propaganda, con l’esempio, con la resistenza anche violenta contro chiunque volesse coartare la nostra libertà, cercheremo, dico, di conquistare alle nostre idee un numero sempre più grande di adesioni.
      Ma non riconosceremo mai – ed in questo il nostro “riformismo” si distingue da certo “rivoluzionarismo” che va ad affogarsi nelle urne elettorali di Mussolini o di altri – non riconosceremo mai le istituzioni, prenderemo o conquisteremo le riforme possibili con lo spirito con cui si va strappando al nemico il terreno occupato per procedere sempre più avanti, e resteremo sempre nemici di qualsiasi governo, sia quello monarchico di oggi, sia quello repubblicano o bolscevico di domani.
      d. Il possibilismo anarchico69
      Nelle polemiche che sorgono tra gli anarchici sulla tattica migliore per giungere o avvicinarsi alla realizzazione dell’anarchia – e sono polemiche utili, anzi necessarie, quando sono ispirate alla mutua tolleranza ed alla mutua fiducia e non trascendono in odiose questioni personali – avviene sovente che gli uni in tono di rimprovero chiamano gli altri gradualisti e questi respingono la qualifica come se fosse un’ingiuria.
      Ed intanto il fatto è che, nel senso proprio della parola, gradualisti siamo tutti, e tutti, sia pure in modi diversi, dobbiamo esserlo per la logica stessa dei nostri principi.


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Rivoluzione e lotta quotidiana
di Errico Malatesta
pagine 338

   





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