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      D'altra parte è sperabile che voi darete ai deputati un doppio mandato, l'uno per la Costituente delle provincie, l'altro per la nazionale: e anche per questo motivo ci si offre occasione di rivolgervi la parola e il consiglio fraterno.
      Molti vi saranno intorno predicandovi, ogni forza in Italia essere in mano ai governi, tradizionale e necessario il frazionamento, immaturo il popolo alla libertà. Diffidate degli apostoli che predicano la viltà; diffidate di certi assiomi che, detti da alcuni e ripetuti da molti, sono tenuti per incontrastabile verità e sono tutt'altro.
      Il rapido accrescimento dell'influenza popolare, la totale decadenza dell'iniziativa governativa sono fatti che non possono ormai sfuggire a nessuno che vegga e che sia di buona fede.
      In Roma, in Toscana, nello stesso Piemonte furono rovesciati i ministeri voluti dal principe, appoggiati dalla maggiorità delle Camere: le Camere stesse furono dove piú, dove meno gentilmente congedate. Ma nel momento che non v'è piú vita nelle dinastie, nei Parlamenti costituzionali, ciò significa che la forza è sfuggita alle caste, alle frazioni, e s'è diffusa nel popolo, nell'intiera nazione. Da quel momento importa che le istituzioni governative si accomodino a questa trasformazione nazionale sotto pena di essere o assolutamente tiranniche come a Napoli, o fantocci che una dimostrazione popolare travolge, come in Toscana ai tempi del ministero Samminiatelli, in Piemonte a quei di Pinelli.
      Un altro grave pregiudizio è invalso fra molti: quello cioè che le attuali «divisioni statuali» sieno appoggiate sopra l'indole e la tradizione nazionale.


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Pagine politiche
di Goffredo Mameli
pagine 67

   





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