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      Ma se tanto io come il padre suo abbiamo piegato il capo al tremendo sacrifizio, il nostro cuore ne è rimasto spezzato, e per sempre.
      Appena oggi, dopo tanti anni, appena oggi, dopo che tanti lutti domestici hanno posto il vuoto intorno a me, ho sentito il mio cuore trabalzare di gioia, come se l'anima di Goffredo, di questo mio figlio primogenito, che fu l'orgoglio ed il tormento piú crudele della mia vita, fosse tornata a rivivere fra noi, dinanzi alla solenne commemorazione dei suoi concittadini.
      Signori, mio figlio Goffredo, e tutti coloro che al pari di lui divennero attori volontarii di quei giorni gloriosi e sventurati, accorrendo a Roma nel 1849, sapevano di non vincere, sapevano di morire. Ma essi sapevano altresì che il loro sangue sarebbe stato il battesimo alla Giovine Italia futura, e che il loro nome vivrebbe imperituro in tutti i nobili cuori, qual simbolo di quella religione del dovere e dell'affetto, che è per noi tutti la piú preziosa promessa dell'avvenire. Voi oggi avete adempiuto al voto di Goffredo, e reso a lui il premio del suo martirio. Egli è adunque colla piú fervida riconoscenza che io dalla mia solitudine vi benedico, come miei figli, come fratelli di Goffredo.
      ADELE MAMELI.
     
      Mentre in Genova si apponeva la lapide commemorativa dove era fama che fosse nato Goffredo (ma dove certamente era venuto ad abitare fanciullo), a Roma si faceva la proposta di porre un ricordo marmoreo accanto all'ingresso dell'ospedale della Trinità de' Pellegrini, dove il Mameli era morto.


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Scritti editi ed inediti
di Goffredo Mameli
Tipogr. Istituto Sordomuti
1902 pagine 446

   





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