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      E ben, come potre' io le sole principali prerogative di nostra favella enumerarvi a parte a parte, conciossiachè ella abbia in sè raccolto ciò, di che si gloriano ciascuna di per sè l'altre lingue, o si voglia di gentilezza e di dolcezza, o di gravità e di maestà, o di armonia e di sonorità? poichè essa, per quel che sia non pur beltade e abbondevolezza, ma nell'espressione, proprietà, forza ed energia, a niun'altra non solo non cede, ma gode sull'altre moderne in pacifico possesso l'onore di maggioranza. Nel chiaro lume di tante glorie si oscurerebbe (chi nol vede?) ogni splendor di facondia, e in tanta grandezza sparirebbe ogni eloquente robusto ingrandimento. Sarei io dunque sì ardito, che tentassi di strignere in pochi periodi, al mio ragionare conceduti, le lodi innumerabili che a lei danno tanti e tanti uomini, per sapere illustri, e per dottrina, i nomi soli de' quali non è facile annoverare? da belle schiere seguiti di mille e mille altri, che stimarono bene spese, per l'acquisto desiato di nostra favella, fatiche, studio e viaggi, allettati dalle doti di essa, le quali invero tanto più conosce colui, che più internato si trova nella cognizione delle lettere latine e greche, colui che più avanti sente nelle nobili discipline, colui finalmente, che ha più con le Grazie e con le Muse d'intrinsichezza, e gli scrittori più solenni ha per le mani. Malagevolissima impresa, io diceva, saria la mia, mentre sotto sì grave peso di tanto sentirei io oppresse le fieboli forze mie, da dovere con vergogna cader tra via, e dall'altrui lode troppo biasimo a me riportare.


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Lezioni di lingua toscana
di Domenico Maria Manni
Editore Silvestri Milano
1824 pagine 179

   





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