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      Figuratevi la lingua nostra alla maniera di una larga abbondevol sorgente d'acqua, alle nostre occorrenze vicina, donde con lieve opra se ne trae quanta fia di mestiere; laddove ciascuna favella a noi straniera è una vena d'acqua sì, ma in luogo lontano, disastroso e scosceso situata, ove, senza che vi s'impieghi gran fatica e grand'arte, poco o nulla fa sentire di suo giovamento. Dimostra l'esperienza, che alcune favelle sono, che molto stancano chi di apprenderle s'affatica, o per la difficultà de' dittonghi, e per la varia pronunzia, o per l'osservanza de' punti, che le voci tengono di vocali, se tacer vogliamo la malagevolezza di conservare nella memoria una moltiplicità immensa di regole; le quali infelicità non avendo pur noi, io non veggio che cosa si potesse allegare in difesa del genio guasto e stravagante, che sarebbe il nostro in non apprenderla. Mancano forse i maestri, se il popolo medesimo di continuo ne addisciplina, purchè non vogliamo a luogo e tempo delle sue lezioni far uso? E a chi nol credesse, fede ampla ne fanno tanti e tanti venuti qua, sì d'altre città d'Italia, sì ancora di remoti paesi; i quali senza studio adroprarvi gran fatto, col solo conversare con noi, arrivano ben presto a possedere, per poco direi, come noi la favella. Mancano forse i libri, e siamo noi per questi in quel miserabile stato, nel quale erano coloro, che, prima del trovamento della stampa, applicavano alle lettere? avendovi in una libreria di questa patria un codice a penna di un comento del maggior nostro poeta, il quale ritiene nell'ultime pagine, cosa incredibile, ma vera, il contratto di esorbitante somma di fiorini, che esso medesimo costò ad un, che per li suoi studi il fe' copiare; non essendo mancato, un tempo dopo, tra gli eruditi chi per far acquisto d'un libro a sè necessario, costretto fu a vendere una sua possessione.


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Lezioni di lingua toscana
di Domenico Maria Manni
Editore Silvestri Milano
1824 pagine 179

   





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