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      Sul bel principio però due questioni cadono, avvegnachè di non gran momento, l'una dal cavalier Salviati promossa; l'altra da quei popoli, che non fiorentini essendo, alla gloria non pertanto del toscano parlare aspirano, ritardati, e tenuti indietro nel conseguirla da una sorte men che la nostra felice, di avere avuto sotto altro cielo i natali. Verte la prima sull'esservi, o no differenza alcuna di genere nelle lettere tra loro, cioè se maschie tuttequante sieno, o femmine tutte; e conchiude lo stesso Salviati, che le due vocali A ed E femmine sieno, insieme con le consonanti a loro stesse appoggiate, sicchè dir si debba la M, la R, e, somiglianti, l'I, poi l'O, e l'V maschi si debbano reputare unitamente a quelle consonanti che loro si stanno accosto, quali sono il B, il C, il D, e sì fatte; e con questa occasione viene a risolvere la questione seconda, da noi poc'anzi accennata, se debba dirsi BE, CE, DE, GE, ec., come i Latini dicevano, e come i non Fiorentini vorrebbero che fosse la loro appellazione; ovvero se BI, CI, e DI, affermando sua sentenza essere a favore di noi Fiorentini, che in I le finiamo.
      Francesco Redi Aretino nel suo Vocabolario manoscritto delle voci d'Arezzo, inclina a credere che i nostri antichi Fiorentini dicessero già non A, BI, CI, DI, ma A, BE, CE, DE, come le pronunziano i Franzesi moderni, ed i moderni Spagnuoli; del che si ragiona dal Menagio, e dal Covarruvias; e come pronunzianle i Latini, onde l'alfabeto dicevanlo Abecedarium. Ma perciocchè egli deduce questo dall'appresso antico passo: Come se fosse un fanciullo, che appena avesse cominciato a leggere l'abbeccè, che dice essere di fra Giordano da Rivalto, che vale a dire di un autore di patria non fiorentino, come sarebbe necessario per fare in questo alcuna prova; e le cui Prediche (attualmente sotto il torchio) furono ne' tempi suoi dalla viva voce di lui per alcuni uditori messe in carta; non si vuole in questa parte attendere il parere del Redi, in molte altre cose accettato e reverito.


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Lezioni di lingua toscana
di Domenico Maria Manni
Editore Silvestri Milano
1824 pagine 179

   





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