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      Ch'allor soffersi per tanta contesa.
      Su questo erratissimo passo, dal Cinonio riferito, due cose io refletto utilissime a ricordarsi. La prima, che questo precettore era forlivese, onde ne viene che, siccome forestiero, quantunque eruditissimo, dottissimo, versatissimo, non poteva acquistare sulla lingua, di cui dà precetti, quella padronanza che ha in essa un Fiorentino qui allevato. Nè sia in questo ch'io renda gli uditori miei meno grati e riconoscenti al Cinonio per lei fatiche a nostro prò durate, per le quali dirò di passaggio, che ben gli stava il nome di Cinonio, che vale communitati utilis, ma il dico a solo fine, che chi di lui si serve per iscorta, usi le dovute cautele. È più che noto l'avvenimento di Pindaro, il quale allorchè sfidato venne a improvvisare in Tebe, in cinque diversi cimenti fu giudicato inferiore ad una donnicciuola, nel che l'aurea sua vena sembra che divenisse di stagno, a cagione che la femmina nell'idioma di sua patria cantava.
      La seconda cosa, che io osservo, si è che il Cinonio ragiona ad un Siciliano, mentre dice; alla maniera tua siciliana. Lo che mi riduce a memoria che egli menò il più della vita sua in Sicilia, stando molto dilungi da noi Toscani, e che ad istanza di alcuni Siciliani, suoi maggiori dettò le sue Osservazioni di Lingua. Tralascio che differisce non poco il parlar con questi, ovver con quelli, prendendosi uom soggezione de' più capaci di quella materia, di cui tratta loro, ond'e' si suol dire comunemente d'alcuno che si fa franco con chi non può rivederli il conto: ei guarda a chi egli parla.


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Lezioni di lingua toscana
di Domenico Maria Manni
Editore Silvestri Milano
1824 pagine 179

   





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