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      Ma Pompeo strascinato era dal suo destino a risoluzioni diverse, onde le sorti della Sardegna decise furono nella campagna di Farsaglia. Non perciò l'isola quietava; ché in breve tempo le reliquie dell'esercito sconfitto ingrossando di nuovo, minacciavano ai Sardi la vendetta della spontanea loro sommessione a Cesare. Catone e Scipione ridotti si erano in Africa, ed unito quivi il consiglio ed accozzate le forze con Varo e col re Giuba, non solo aveano sottomessa quella provincia che poco amica era stata per l'avanti a Cesare, ma la Sicilia e la Sardegna infestavano anche con il lor navilio, depredando nei porti le navi e traendo da ambe le isole quantità grande d'armi e di ferro [237] , che di ciò più che del buon animo di combattere abbisognavano. Cesare quindi costretto si trovò a prender parte nella guerra africana, ed abbandonando affrettatamente gli ozi voluttuosi dell'Egitto e le bisogne civili di Roma, intese a preservare dall'imminente pericolo, colle provincie che per lui parteggiavano, la propria fortuna. Sollecito pertanto di raffermarle nell'ubbidienza, inviò nella Sardegna messaggi con sue lettere chiedendo a quei provinciali spedissero in suo soccorso nell'Africa milizie ausiliarie, navi da carico e vettovaglie [238] ; ma giunsero questi sussidi in Africa alquanto ritardati; ché la stagione propizia non era alla navigazione e senza grave rischio tentar non si potea la fortuna del mare [239] .
      Ogni cosa alla fine andò a seconda al vincitore di Farsaglia, il quale, debellato avendo le reliquie dell'esercito pompeiano, tutta la terra ebbe sottomessa al suo comando, fuorché l'indomabile animo di Catone.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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