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      Da questo punto la storia dei dazi romani l'istessa è di quella de' tributi delle provincie, le quali perciò dovettero sofferire indicibili aggravi, fino a che Alessandro Severo, virtuoso e moderato principe, ridusse gran parte dei tributi alla trentesima parte di ciò che gittavano al tempo del suo avvenimento [374] . Frattanto non sarà senza pregio il compiere il ragguaglio delle principali fra queste antiche e novelle imposte provinciali, affinché una perfetta idea s'abbia del sistema dai Romani seguito in tale materia; omettendo tuttavia nell'enumerazione quei pagamenti che per la bruttura degli oggetti ai quali si riferivano, non possono inserirsi con decenza in una grave scrittura [375] .
      Esisteva nelle provincie un dazio per ciascuna porta degli edifizi privati ed altro per ciascuna colonna, dazio che Cicerone chiamava acerbissimo [376] , allorquando egli stesso essendo proconsole, dovea curarne la riscossione. Esisteva un canone pegli edifizi innalzati sul terreno pubblico, qual dritto dal suolo istesso traeva il nome di solario [377] . Altro dazio esigevasi eziandio per l'esercizio libero delle arti [378] , che con salutare provvedimento applicato fu da Alessandro Severo a render comune al popolo il benefizio dei bagni termali. Che se si voglia chiarire come nel regno d'un solo imperatore ogni argine siasi atterrato nell'imporre inusitati tributi, basterà riferire quanto Svetonio narra di Caligola [379] . Racconta egli che questo imperatore sbrigliato qual era e dirotto ad ogni misfare, a niuna cosa perdonò che un appicco qualunque offerirgli potesse d'imposizione.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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