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      Perciò alloraquando furono certificati che nell'Africa era già spenta la signoria vandalica, senza indugio ritornarono a obbedienza dell'impero [545] .
      Giustiniano impiegò tosto ogni suo pensiero nel riordinare l'amministrazione delle provincie novellamente restituite allo stato. Egli avea già nel preceduto anno pubblicato le sue istituzioni della ragion civile ed i libri del digesto, monumento il più grande dell'antica sapienza. Succeduta la recuperazione delle terre possedute dai Vandali, pose mente a pubblicare di nuovo il codice delle leggi imperiali, facendovi inserire le novelle disposizioni che appartenevano al governo di tali provincie. In queste l'imperatore, dopo aver riferito alla divina protezione la fausta ventura delle sue arme, stabilisce per la provincia dell'Africa un prefetto del pretorio, ed assoggettandogli la Sardegna nel modo istesso già ordinato per le prefetture dell'Oriente e dell'Illirico, destina a governare l'isola un maestrato col titolo istesso di preside, già altra volta creato da Costantino Magno [546] . Determinato quindi il novero degli officiali d'ogni maniera [547] , passa l'imperatore ad inculcare a ciascuno di essi con tanta gravità di espressioni la continenza delle cose altrui, allegando le ragioni principali per le quali più grave dovea tornare alle novelle provincie qualunque abuso, che ben si conosce quanto fondamento facesse Giustiniano nel cattivare con una blanda amministrazione l'animo dei nuovi suggetti oramai per lungo tempo divezzi della romana signoria [548] . Si volge poscia a rattenere l'arbitrio dei giudici nella riscossione degli onorari, a moderare la tassa delle spese cancelleresche e ad assegnare stabilmente lo stipendio di ciaschedun officiale [549] .


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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