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      Ed in tal modo si verrà forse più facilmente a giudicare che i Pisani, lasciando in mani dei nostri giudici la più ampia autorità, non così trovaronsi nell'occasione di esercitare i diritti proprii come di rispettare gli altrui [646] .
      L'ordine delle materie ora richiede che, dopo aver prodotto i pochi fatti, anche le conghietture da me si producano attenenti all'origine di quella novella magistratura nazionale. In qual proposito, meditando sulle varie condizioni politiche della Sardegna nei secoli preceduti, io non altra epoca seppi riconoscere più adatta allo stabilimento di quella nuova maniera di signoria, che quella in cui per lo decadimento dell'impero greco e la noncuranza delle cose dell'Occidente, affievolivasi ogni giorno da una parte l'influenza dell'antico reggimento, e dall'altra per lo pericolo delle aggressioni esteriori moltiplicavasi anche giornalmente il bisogno di un'autorità presente, vigile e rispettata. Quest'epoca è quella delle incursioni dei Longobardi e dei Saraceni. Vidimo già nell'età di Gregorio Magno la Sardegna abbandonata dagli imperatori greci a se stessa; i nomi dei duci imperiali rapportarsi nelle di lui epistole, quando di qualche loro vessazione si tratta; tacersi di essi, quando il momento sovrasta della difesa dell'isola; la prefettura dell'Africa esercitar così debolmente il suo potere sui governanti della Sardegna, che fu mestieri al pontefice il ricorrere alla corte imperiale per reprimerne gli abusi. Vidimo poscia un principe greco lasciare della sua fermata in Italia memorie più lagrimevoli che i capi stessi degli invasori settentrionali.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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