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      Decorso infatti l'anno e venuto il tempo di soddisfare ai patti o di mancarvi, vollero piuttosto pericolare un'altra volta nella guerra che comprar la continuazione della pace a sì caro costo [895] . Non tardarono pertanto i Genovesi a correre di nuovo contro ai navigli pisani; ed affinché per la Sardegna l'esito rispondesse a quello delle precedute contese, Gioachino Merello, capitano di tre galee della repubblica, avendo, mentre cercava di affrontare qualche nave nemica, approdato nell'isola nel luogo detto di Capoterra, discese sul lido colla sua soldatesca, e scorrendo per la regione, arse quelle torri e tutti i poderi situati in quelle circostanze [896] .
      Intanto i Pisani acquistavano maggior comodità di opporsi ai loro perpetui nimici, mercé della pace stipulata coi loro più vicini rivali, i Fiorentini. In questa pace anche la sorte del giudice di Gallura veniva compresa; ed a di lui favore e dei guelfi suoi seguaci, si conveniva che lecito fosse loro il rientrare in Pisa ed il racquistare gli antichi onori ed uffizi [897] . Non perciò la sua vita fu più tranquilla. Altre vicende e contese lo tennero lontano da quella città; né tardò a presentarsi cagione novella di vendetta. Gli animi dei Pisani si erano abbonacciati nella loro costante ostilità contro ai Genovesi, dappoiché questi, fermata la pace colla repubblica di Venezia, liberi da quel molesto negozio, poteano con maggior agio voltare le loro armi contro al nemico più prossimo. Obbligati dunque i Pisani a calare ad un accordo, stanziarono una tregua di ventisette anni, condizione della quale era l'abbandono della città di Sassari ed il pagamento di centrentasettemila lire di Genova pei dispendii della passata guerra [898] . Spiacque sommamente ai fuorusciti questa tregua, e studiando ogni mezzo di introdurre novelli perturbamenti nella signoria, abbandonata l'Italia, dove non confidavano di poter agire felicemente, navigarono in Sardegna coll'animo d'indurre i più potenti dell'isola a scuotere il giogo pisano [899] . Fu allora che Nino di Gallura prestò colla sua opera valido ausilio a quei suoi amici, ed attestandosi con i marchesi di Malaspina e coi Doria, intesi prima amichevoli patti coi cittadini di Sassari, mosse con un giusto esercito a far oste contro al giudice di Arborea, campeggiando la di lui capitale.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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