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      Frattanto non si spegnevano le discordie; ed i Doria sommessi o ribelli, come dava la ventura delle armi, accoglievano i Sassaresi fuggitivi; ed attestandosi ai ghibellini di Savona, correano sulle loro navi contro ai litorali signoreggiati dagli Aragonesi. Anzi erano giunti infino a bloccare il castello di Cagliari; ed avrebbero anche impreso il ricuperamento di Sassari, se i riformatori Villaragut e Gamir, insieme col capitano di Villa Iglesias e con Bernardo Cespuiades, viceammiraglio e vicario del castello della capitale, non avessero scemato il numero dei malcontenti, aprendo di nuovo le porte di Sassari ai meno colpevoli fra i banditi [985] , e sventato ogni altro progetto dei nimici in varii punti dell'isola. Conforto grande pei ministri regii era in siffatte circostanze la fedeltà a tutta pruova del giudice; il quale avea già trattato nuovi matrimoni nella sua famiglia, onde mescolare il suo sangue a quello dei sovrani e dei più illustri casati di Aragona. Né vassallo ligio egli mostravasi solamente, ma consigliere fido ed accorto, ammonendo i governatori: diffidassero sempre dell'amistà violenta dei Genovesi e dei Pisani; trattarsi da essi occultamente la guerra ogni qual volta faceano le viste di esser sommessi; non mai sarebbe stabile il dominio aragonese nell'isola se il re non avesse sotto la sua mano Alghero e Castelgenovese; i Doria con quelle due possessioni esser padroni del commercio del Logodoro; resterebbe sempre menomato il regno se quella nobile provincia si dicesse solamente e non fosse in realtà sottoposta agli uffiziali del re.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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