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      Nella cui galea principale navigava in quel punto anche la regina; che al pari dell'animosa consorte di don Alfonso volle esser a parte della spedizione. Assediata da ogni lato la fortezza che trovavasi difesa da settecento combattenti, si diede opera ad investirla, elevando attorno alle mura alcune torri mobili e disponendo varie macchine di guerra; dalle quali lanciavasi nella rocca tale tempesta di proietti, che due torri dai primi dì ne restarono smantellate. E non bastando i mezzi ordinari, poiché la terra era assai ben munita ed i difensori mostravano di voler durare lunga pezza nella resistenza, fatte rizzare novelle macchine ed innalzata una bastita nel lido, comandava anche il re che si cingesse di profondo fosso il suo campo; acciò con minor periglio potesse staccare qualche parte del suo esercito per iscorrere nelle terre del giudice e dei Doria, già inquietate dal governatore di Sassari, Raimondo di Rivosecco. Il giudice frattanto erasi fortificato in Bosa, donde confortava gli Algheresi alla difesa. E forse la difesa, non meno che l'assedio, proceduto avrebbe lungo tempo con danno d'ambe le parti; dappoiché l'esercito regio, non potendo viver del paese per mancanza od impedimento di vittuaglie, era costretto a procacciarle dalla Catalogna; e per soprassoma gravi infermità serpeggiavano già fra i guerrieri, ai quali era mancato il luogotenente generale dell'isola, Rambaldo di Corbera, morto con universale rammarico nei primi giorni dell'assedio. Anzi lo stesso re infermava non senza pericolo.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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