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      A questo cavaliere si concedette fra gli altri vantaggi il titolo di conte di Arborea, acciò non per la causa sola del re, ma per la propria ancora avesse a contendere col giudice. Questi frattanto, abbenché fosse obbligato da quella forza sopravvegnente ad andare più a rilento nelle sue operazioni, molto confortò nello stesso tempo la sua parte coll'occupazione del castello acremente disputato di Sassari [1036] . Continuandosi così a governare con provvedimenti distaccati e speciali la difesa dell'isola, s'inviava poscia a fortificare Alghero un maggior nerbo di truppe sotto il comando di Gilaberto di Cruillas, governatore del Logodoro [1037] . E questo capitano assistito da Brancaleone Doria rispondea così bene col suo valore alla fiducia del re, che, serbata illesa la città d'Alghero, anche il borgo di Lapola in Cagliari salvava poscia dall'invasione dei Genovesi dimentichi della recente pacificazione. Per la qual cosa il re solennemente lo certificava del suo grato animo, elevandolo per la morte del conte di Chirra all'onore di capitano generale dell'isola [1038] .
      Tuttavia perché non erasi fin allora adoperato un rimedio corrispondente al male, si correa già l'estremo rischio di perdere il frutto di tanti stenti e di tanto sangue versato. La rocca di Cagliari era così assottigliata di fornimenti e vittuaglia, che non era lontano il caso di non poterla più tenere. Nelle altre castella pativasi eguale disagio; dacché l'isola formicava di bande armate aderenti del giudice; e le terre litorali erano infestate dalle galee capitanate da Ugone, di lui figliuolo, colle quali egli travagliava ogni nave catalana.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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