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      Non so pertanto commendare una dimanda tanto esorbitante; eccettoché non per promettersi meglio del futuro, ma per contenere vieppiù quelli che allora governavano, siansi volute rincalzare le cautele.
      Fu forse in conseguenza di tali richiami che il governo generale del regno passò fra le mani di Galzerando Mercader, che colà comandava allorquando Giacomo di Besora, già benemerito delle cose sarde, vi passò per commessione del re onde ragunare alcune compagnie di nazionali che lo assistessero nella guerra di Corsica [1172] . Eguale assistenza ebbe don Alfonso dai Sardi quando, rotta la guerra contro ai Fiorentini, inviò in Toscana il duca di Calabria, suo figliuolo; alle cui truppe il nuovo viceré della Sardegna Gioffredo di Ortaffa fu largo di aiuti con invio d'uomini e di vettovaglie [1173] . Né scarso fu il sussidio che aveano recato nel frattempo al re in Napoli alcuni distinti personaggi dell'isola spediti dallo stamento militare per rassegnargli alcune petizioni attenenti al peculiare interesse dei baroni; per la qual cosa gli fu esibito e pagato lo straordinario donativo di ducati trentaduemila [1174] . Onde se fu don Alfonso il primo dei sovrani d'Aragona che abbia richiamato sulle nostre terre la quiete, il primo fu eziandio che siasi giovato di una conquista infino allora più dannosa che utile alla Corona aragonese. E se la vita di questo principe non fosse stata travagliata da quelle continue guerre per le quali egli salì in rinomo di grand'animo e tanto crebbe la potenza della di lui casa, è da credere che maggiore sarebbe stata l'influenza del lungo di lui regno nella prosperità di un'isola bisognosa allora non così d'un re guerriero, come di un sovrano attento alle cure paterne dell'interiore reggimento dei popoli.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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