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      Si recava anche a compimento in queste corti il pensiero dichiarato in quelle del conte d'Elda, onde avesse la Sardegna il vantaggio della stazione fissa nei suoi mari di una armata di otto galee destinate a proteggere i litorali e la navigazione e ad ammaestrare i regnicoli nel servizio della marineria. A qual fine mentre riserbavansi ai nazionali i posti principali del navilio, eccettuato quello del maggior capitano, offerivansi le somme necessarie al mantenimento di quella forza [1312] . In questo parlamento infine si giugneva a toccare la meta di un desiderio che da lunga pezza andava ai Sardi per l'animo; cioè di conseguire che nel Consiglio Supremo dei regni di Aragona, col voto del quale governavansi le cose maggiori dello stato, avesse la Sardegna, fra i così detti reggenti delle altre corone che lo componevano, un reggente nativo dell'isola; il quale nutrito nella cognizione delle cose pubbliche della sua patria, fosse presso al trono l'interprete dei voti comuni; e presso al consiglio discoprisse il difetto delle opinioni errate di coloro che le cose discoste giudicano colla norma delle vicine. Accolse il sovrano per a tempo questa dimanda, la quale fu poscia nelle succedute corti del marchese di Baiona favorita con un privilegio perpetuo [1313] . E veniva destinato nel frattempo a quell'importante carica don Francesco Vico, personaggio di grande autorità e dotto nella scienza delle leggi: quello stesso che scrisse in lingua spagnuola la storia generale della Sardegna da me più volta notata colla severità che ricercava la grave mia professione.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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