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      Anche oggidì perciò, malgrado della seguita revoca di una gran parte di quella Carta, i commenti dell'Olives si possono studiare e si studiano con profitto dai nostri forensi; i quali in tal modo trovano nel terreno natio i lumi necessari a formare il loro spirito nella retta interpretazione della ragion comune e patria.
      L'esempio dell'Olives era seguito da don Francesco Vico, compilatore e chiosatore delle reali prammatiche [1521] ; e da don Giovanni Dexart, il quale intraprese un egual lavoro sui capitoli delle nostre corti [1522] . Ma avendo di questi due giureconsulti già altra volta dato contezza [1523] , mi basterà il notare esser rimaste del Dexart anche altre scritture che fanno fede del di lui sapere nelle materie forensi [1524] . E continuerò a dar cenno degli altri giuristi sardi i quali lasciarono eguali testimonianze dei loro studi, notando le opere che ci restano di don Francesco Bellit cagliaritano, e di Pietro Arquer, primi compilatori dei capitoli presentati dallo stamento militare negli antichi nostri parlamenti [1525] ; e quelle dei cittadini sassaresi don Niccolò Pilo [1526] , don Pietro Quesada Pilo [1527 ] e don Pietro Frasso [1528] ; il quale se meritò di essere levato alla carica di avvocato fiscale del regno del Perù, mostrò anche colla sua scrittura indirizzata a porre in chiaro i diritti regali del suo sovrano nelle provincie americane, quanto egli fosse addottrinato nelle materie dette giurisdizionali. Si distinsero eziandio nel trattare le dottrine forensi altri due cittadini di Sassari don Francesco Piquer e don Giovanni Alivesi [1529] . Si distinse il cittadino d'Alghero Antonio Angelo Carcassona col suo commentario al titolo delle azioni del Giasone, del quale molte edizioni si fecero insieme colle scritture dell'autore da lui chiosato [1530] . Si distinse quant'altri mai quell'insigne vescovo Fara, primario nostro storico, il quale nell'infaticabile sua lena degli utili studi, incominciò ad illustrare il suo nome in Italia pubblicando in Firenze, mentre era ancora giovinetto ed intendeva nella università di Pisa a dottorarsi in legge, un pregievole suo commentario sovra un articolo assai importante della romana giurisprudenza [1531] . Ed invero, con tal opera egli chiaramente dimostrò che fin dalla prima età seppe far sue le dottrine dei vecchi giureconsulti di Roma e ritrarre dalle loro purgate scritture quella nitida e nobile lingua che poscia usò sempre in tutte le sue opere.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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