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      Oh! quanto le dodici figliuole di Rosello [1588 ] che dolcemente lagrimano ad ogni ora, e delle lagrime loro quelle onde si fanno belle [1589] , oh! quanto salite sariano in maggior grido, se questo ingegno limato del Sugner [1590 ] non si fosse dipartito nell'aurora della vita! Mira ora al di lui lato quell'ombra pallida ed in sembianza d'afflitta, che mai non si dimentichi dell'avverso suo fato. È dessa l'immagine di quel sagace Bellit, il quale con più lunga vita avria anch'egli maggiormente esaltato il colle posto fra lo stagno ed il lido" [1591] . Continuasi quindi con uniforme e nobile andamento questo capitolo, al quale poscia l'ombra del Sambigucci impone termine con questo grave consiglio: tu postoché misuri ancora questo tempo ladro e sfuggevole col quale ogni cosa va mancando, fino a che il nodo della tua vita è stretto, lascia almeno di te qualche rimembranza; acciò essendo già morto, ti tengan per vivo" [1592] .
      Coltivò anche l'Araolla le muse italiane; abbenché con quella minor felicità che dovea incontrare nello scrivere in una lingua di cui avea solamente una mediocre perizia. Nullameno alcune sue rime italiane hanno un procedere spontaneo e grave che non disdirebbe a poeti meglio di lui posti in situazione di cantare in questa nobile e armoniosa favella. Ma io non tanto pregio in quelle rime la difficoltà superata dallo scrittore, quanto il buon giudizio che gli dettò alcuni versi mediocri, ma pieni di dolore sulla morte del Tasso. Ché non è scarso per noi il pregio di poter inferire dalle rime dell'Araolla e da quelle del Delitala come il nome del grand'epico italiano fosse venerato dai migliori ingegni sardi in un tempo nel quale la Sardegna era diventata per ogni rispetto straniera dell'Italia; ed in cui fresche erano le memorie della guerra accanita rotta dalla pedanteria contro a quel sublime ingegno in quell'Italia istessa dove per lui nasceva un'altra volta Virgilio.


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Storia di Sardegna
di Giuseppe Manno
pagine 1187

   





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