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      Ti dirò una cosa sola del dottor Haug... Mentre stava parlando, ad un tratto mi sorprendo nel trovarlo molto giovane, troppo giovane per un medico tanto celebre: e questo pensiero importuno m'interrompe il filo del discorso e poi... obbedendo al solito alla mia prima emozione, gli dico:
      - Mi perdoni, è il dottor Haug...
      - Per servirvi, signora -; e poi cambiando il suo sorriso in una vera risata a mezza voce, mi dice:
      - E perché ne dubitate?
      - Ma, mi perdoni: vedendola tanto giovane aveva creduto ch'ella potesse essere un supplente del dottor Haug...
      Qui il dottore si mise a ridere e con una compiacenza grandissima: e poi distaccò una fogliolina di mirto che andò schiacciando fra le sue dita e odorando con una voluttà singolare, quasi affettata.
      Quest'uomo non è anglosassone certo, né britannico, è una goccia di sangue romano smarrita fra le nebbie dell'Inghilterra. Ha i capelli neri e folti, la fronte alta, il naso aquilino, la pelle bruna, la fisonomia affaticata dallo studio, la faccia mobilissima, qualche volta presa da leggera convulsione.
      Lesse con molta attenzione la diagnosi del mio male fatta da medici che prima di lui mi avevano veduta, mi fece alcune domande, appoggiò il suo capo per pochi momenti al mio petto e poi subito subito quasi per non lasciarmi un minuto solo d'angoscia, prima ancora di sedersi, prima ancora di racconciarsi la sua folta capigliatura scomposta dall'ascoltazione, mi disse in furia:
      - Oh la cosa non è grave, non è punto grave; voi guarirete: guarirete di certo.


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Un giorno a Madera
di Paolo Mantegazza
Casa Editrice Bietti Milano
1925 pagine 147

   





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