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      Di questo colore municipale si è fatto in varii tempi rimprovero a molti scrittori: che deturpasse gli scritti non v'ha dubbio: quanto agli scrittori, prima di rimproverarli così acremente si sarebbe dovuto pensare che non è cosa tanto facile prescindere da quelle formole alle quali sono unite per abito tutte le memorie, tutti i sentimenti, tutta la vita intellettuale. Non è cosa facile certamente; e non è pur certo se questo sia un mezzo di far buoni libri.
      Questa irruzione inevitabile di ciascun dialetto negli scritti generalmente parlando, ha quindi contribuito grandemente a dare agli scritti d'ogni parte d'Italia un carattere speciale: carattere così distinto che un uomo il quale abbia un po' frugato nelle opere buone e triste dei varii tempi della letteratura italiana, potrà dal solo stile d'un'opera argomentar quasi sempre non solo il secolo ma la patria dello scrittore, e apporsi. Lo stile lombardo per esempio ha un carattere suo proprio riconoscibile in tutti i tempi, e quasi in tutti gli scrittori. Due classi ne ritengono meno degli altri: quegli che hanno fatto uno studio particolare della lingua toscana; e quegli altri che trattando materie generali, discusse dai primi scrittori di Europa, si sono serviti di uno stile per dir così europeo etc. etc.
      Nella seconda metà del secolo decimo settimo, quando scriveva il nostro autore, quella maniera che dominava in tutta la letteratura italiana e ha conservata una turpe celebrità sotto il nome di secentismo; e che consisteva principalmente in uno sforzo per trovare il maraviglioso ebbe nei diversi paesi d'Italia diverse modificazioni, e tendenze principali: dove fu principalmente una affettazione di sagacità raffinata, dove una esagerazione impetuosa d'idee di sentimenti e d'immagini.


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Fermo e Lucia
di Alessandro Manzoni
pagine 802

   





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