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      «Sì, sì, io son tutto pei buoni figliuoli; ma vedete bene...
      quelli che comandano, vogliono essere obbediti; mi capite... abbiate giudizio, facciamo le cose qui fra noi da buoni amici; ditemi tosto il vostro nome, la patria, la professione, il negozio per cui siete venuto: in un momento è finita, e poi andate a letto e buona notte».
      «Ah! cane!» disse Fermo levando la voce; «tu mi torni in campo col negozio... adesso capisco tu sei della lega... aspetta, aspetta...»
      Così gridando Fermo, si avviava barcollante verso la scala ma l'oste lo rattenne: e vedendo che s'egli insisteva Fermo avrebbe gridato sempre più e sarebbe stato inteso dalla brigata, la quale certamente avrebbe prese le parti di quello, ricordandosi che in quel giorno il potere era nelle mani di quelli che erano soliti obbedire, e non si poteva prevedere quando sarebbe loro ritolto, pensando che quand'anche al ritorno della tranquillità un ordine revochi e dichiari nulli tutti gli atti della rivolta, le busse toccate una volta sono irrevocabili, stimò che la faccenda più pressante era di acquetar Fermo; e con voce più sonora di quella di Fermo gli gridò: «ho detto per ridere: non lo avete capito, che ho detto per ridere?»
      «Ah! ora tu parli bene, da buon figliuolo», rispose Fermo, acquetandosi tosto: «per ridere;... sono proprio cose da ridere... dunque le gride».
      «Dunque, andate a dormire», disse l'oste, «che troverete un letto da galantuomo. Via spogliatevi, presto, da bravo».
      E mentre andava così facendo animo a Fermo con la voce, il malandrino diceva fra sè: - pezzo di minchione! se vuoi affogare, affoga, per me son certo di cavarmene, ma tu, resterai solo nell'impaccio -.


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Fermo e Lucia
di Alessandro Manzoni
pagine 802

   





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