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      Dove che i suoi sguardi cadessero non incontravano che dolore e ribrezzo. Le porte o chiuse per guardia, o spalancate per desolazione; molte segnate d'una croce rozzamente tirata col carbone: quei segni eran posti dai commissarii della Sanità, per indicare ai monatti che vi eran morti da prendere. Dove lo sgombro era già fatto, le croci si vedevano cancellate; e mettevano ancor più ribrezzo le tracce del segno di salute e di morte, guaste e confuse con le tracce delle palme impure dei monatti, o dei sozzi arredi che egli avevano adoperato a quell'uso. Qualcheduno pur si mostrava alle finestre, qualche voce si udiva; erano guai di languenti, o urla di frenetici; erano chiamate e suppliche ai monatti, perché venissero a togliere qualche cadavere. Nei principii della peste, il terrore di vedersi in casa quegli uomini senza legge, aveva fatto che molti nascondessero i cadaveri, gli seppellissero negli orti, nelle cantine, dove, come che fosse; ma poi crescendo il funesto da farsi, e il fastidio vincendo il terrore, si desideravano
      i monatti per liberarsi da uno spettacolo intollerabile, da una infezione talvolta invecchiata. E quegli scellerati che da prima usavano introdursi a forza dove non erano richiesti, ora negavano talvolta di entrare pregati, se alle preghiere non si aggiungeva la ricompensa. Posto il piede nelle case, vi si portavano non da padroni, da guastatori: ma era venuto il tempo che delle ribalderie e delle nefandità loro, già temute più della peste, non si faceva più caso: la disperazione aveva ottuso nei più ogni altro sentimento.


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Fermo e Lucia
di Alessandro Manzoni
pagine 802

   





Sanità