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      Pure, dinanzi a qualche casa, dove la sciagura non aveva estinto affatto ogni coraggio, né confusi tutti i pensieri, stavano distesi cadaveri, deposti ivi ad aspettare il passaggio del carro funebre; e alcuni pur piamente composti, ravvolti in qualche lenzuolo e celati al ribrezzo dei passeggieri. E tali depositi, che, in tempi ordinarii, farebbero altrui torcere il guardo, erano allora quasi un conforto pel guardo, troppo offeso dallo spettacolo di altri corpi, che pure avevano ricettata un'anima immortale, e giacevano gettati brutalmente dalle finestre, travolti dalle cadute, o caduti dai carri, mostrando tutte le più diverse e dolorose immagini della morte, salvo l'immagine del riposo.
      Aveva Fermo già scorse due vie, e passata la metà del viaggio, quando presso alla rivolta d'un canto, udì un frastuono, e vide due o tre che camminavano dinanzi a lui, dare addietro l'un dopo l'altro, e riprendere la strada donde erano usciti. Giunto al canto, guardò che fosse la cagione di questi lor pentimenti, e vide nel mezzo di quella via quattro carri fermati; e come in un mercato di grani si vede un andare e venire di gente dai mucchj ai carri, un caricare, un rovesciare di sacca; così era la pressa in quel luogo; monatti che entravano nelle case, monatti che uscivano recandosi un carico su le spalle; e lo ponevano su l'uno o su l'altro carro: talvolta ripigliavano il peso già deposto, sul carro degli infermi, e lo gettavano su quello dei morti; era uno che preso semivivo su le loro spalle, aveva esalato l'ultimo respiro su quel letto abbominato.


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Fermo e Lucia
di Alessandro Manzoni
pagine 802

   





Fermo