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      Ajuto! L'untore! L'untore! dalli! dalli!»
      «Taci, bugiarda strega», sclamò Fermo alla vecchia, e le si mosse incontro per farle paura e metterla in fuga. Ma nello scostarsi dalla porta vide che la fuga diveniva necessaria per lui: lo strillo della vecchia era stato inteso, e dalla parte verso la quale ella lo aveva mandato, usciva gente, e guardava dove fosse l'untore, gente, che forse a qual fosse più pietoso chiamar di soccorso non sarebbe uscita dalle tane dove si stava rimpiattata per paura; ma per graffiare e per prendere un untore era pronta; tanto era il furore contra quegli che si credevano la cagione primaria di tanti mali. Nello stesso istante s'aperse di nuovo la finestra, e di quivi la signora Ghita gridava a testa: «cacciate quel garritore, che dev'essere un di quei ghiotti, che vanno facendo le poltronerie alle porte e alle muraglie».
      Alcuni cominciavano già a correre verso Fermo, urlando: «piglia, piglia, dalli, dalli». Fermo vide la mala parata; per buona sorte il lato della strada dove stava la vecchia, era quasi sgombro d'altra gente: uno che era accorso per di là volle gittarglisi addosso, ma egli lo stramazzò a terra d'un urto; e a gambe. Allora la folla vie più ad inseguirlo. E non era ancora giunto al capo della via che già sentiva quelle grida amare risuonar più forti all'orecchio, sentiva appressarsi il calpestio dei più leggieri ad inseguirlo. In quell'estremo, egli che sapeva, come ognuno lo sapeva, qual fosse la sorte di chi cadeva nelle mani del popolo o dei giudici col nome di untore, risolse di non lasciarsi pigliare alle spalle da quei furibondi, ma di rivolgersi, di mostrar loro il viso, e di difendere disperatamente la sua vita.


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Fermo e Lucia
di Alessandro Manzoni
pagine 802

   





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