Pagina (292/798)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Un garzone girava innanzi e indietro, in fretta e in furia, al servizio di quella tavola insieme e tavoliere: l'oste era a sedere sur una piccola panca, sotto la cappa del cammino, occupato, in apparenza, in certe figure che faceva e disfaceva nella cenere, con le molle; ma in realtà intento a tutto ciò che accadeva intorno a lui. S'alzò, al rumore del saliscendi; e andò incontro ai soprarrivati. Vista ch'ebbe la guida, "maledetto!" disse tra sé: "che tu m'abbia a venir sempre tra' piedi, quando meno ti vorrei!" Data poi un'occhiata in fretta a Renzo, disse, ancora tra sé: "non ti conosco; ma venendo con un tal cacciatore, o cane o lepre sarai: quando avrai detto due parole, ti conoscerò". Però, di queste riflessioni nulla trasparve sulla faccia dell'oste, la quale stava immobile come un ritratto: una faccia pienotta e lucente, con una barbetta folta, rossiccia, e due occhietti chiari e fissi.
      – Cosa comandan questi signori? – disse ad alta voce.
      – Prima di tutto, un buon fiasco di vino sincero, – disse Renzo: – e poi un boccone –. Così dicendo, si buttò a sedere sur una panca, verso la cima della tavola, e mandò un – ah! – sonoro, come se volesse dire: fa bene un po' di panca, dopo essere stato, tanto tempo, ritto e in faccende. Ma gli venne subito in mente quella panca e quella tavola, a cui era stato seduto l'ultima volta, con Lucia e con Agnese: e mise un sospiro. Scosse poi la testa, come per iscacciar quel pensiero: e vide venir l'oste col vino. Il compagno s'era messo a sedere in faccia a Renzo.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

I promessi sposi
di Alessandro Manzoni
pagine 798

   





Data Renzo Renzo Lucia Agnese Renzo