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      – Ma che?
      – Ma... dico il vero, che avrei avuto più piacere che l'ordine fosse stato di darle una schioppettata nella schiena, senza sentirla parlare, senza vederla in viso.
      – Cosa? cosa? che vuoi tu dire?
      – Voglio dire che tutto quel tempo, tutto quel tempo... M'ha fatto troppa compassione.
      – Compassione! Che sai tu di compassione? Cos'è la compassione?
      – Non l'ho mai capito così bene come questa volta: è una storia la compassione un poco come la paura: se uno la lascia prender possesso, non è più uomo.
      – Sentiamo un poco come ha fatto costei per moverti a compassione.
      – O signore illustrissimo! tanto tempo...! piangere, pregare, e far cert'occhi, e diventar bianca bianca come morta, e poi singhiozzare, e pregar di nuovo, e certe parole...
      Non la voglio in casa costei, – pensava intanto l'innominato.
      – Sono stato una bestia a impegnarmi; ma ho promesso, ho promesso. Quando sarà lontana..." E alzando la testa, in atto di comando, verso il Nibbio, – ora, – gli disse, – metti da parte la compassione: monta a cavallo, prendi un compagno, due se vuoi; e va' di corsa a casa di quel don Rodrigo che tu sai. Digli che mandi... ma subito subito, perché altrimenti...
      Ma un altro no interno più imperioso del primo gli proibì di finire. – No, – disse con voce risoluta, quasi per esprimere a se stesso il comando di quella voce segreta, – no: va' a riposarti; e domattina... farai quello che ti dirò!
      Un qualche demonio ha costei dalla sua, – pensava poi, rimasto solo, ritto, con le braccia incrociate sul petto, e con lo sguardo immobile sur una parte del pavimento, dove il raggio della luna, entrando da una finestra alta, disegnava un quadrato di luce pallida, tagliata a scacchi dalle grosse inferriate, e intagliata più minutamente dai piccoli compartimenti delle vetriate.


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I promessi sposi
di Alessandro Manzoni
pagine 798

   





Nibbio Rodrigo