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      La vista di que' luoghi gli andava risvegliando nella fantasia, e mescolando all'angosce presenti, la rimembranza di quelle che vi aveva sofferte l'altra volta. E Agnese, la quale non gli aveva mai visti que' luoghi, e se n'era fatta in mente una pittura fantastica che le si rappresentava ogni volta che pensava al viaggio spaventoso di Lucia, vedendoli ora quali eran davvero, provava come un nuovo e più vivo sentimento di quelle crudeli memorie. – Oh signor curato! – esclamò: – a pensare che la mia povera Lucia è passata per questa strada!
      – Volete stare zitta? donna senza giudizio! – le gridò in un orecchio don Abbondio: – son discorsi codesti da farsi qui? Non sapete che siamo in casa sua? Fortuna che ora nessun vi sente; ma se parlate in questa maniera...
      – Oh! – disse Agnese: – ora che è santo...!
      – State zitta, – le replicò don Abbondio: – credete voi che ai santi si possa dire, senza riguardo, tutto ciò che passa per la mente? Pensate piuttosto a ringraziarlo del bene che v'ha fatto.
      – Oh! per questo, ci avevo già pensato: che crede che non le sappia un pochino le creanze?
      – La creanza è di non dir le cose che posson dispiacere, specialmente a chi non è avvezzo a sentirne. E intendetela bene tutt'e due, che qui non è luogo da far pettegolezzi, e da dir tutto quello che vi può venire in testa. È casa d'un gran signore, già lo sapete: vedete che compagnia c'è d'intorno: ci vien gente di tutte le sorte; sicché, giudizio, se potete: pesar le parole, e soprattutto dirne poche, e solo quando c'è necessità: ché a stare zitti non si sbaglia mai.


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I promessi sposi
di Alessandro Manzoni
pagine 798

   





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