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      Non gli entrò in casa, ma, datogli una voce dalla strada, lo fece affacciare alla finestra.
      – Ah ah! – disse Bortolo: – l'hai scampata, tu. Buon per te!
      – Sto ancora un po' male in gambe, come vedi, ma, in quanto al pericolo, ne son fuori.
      – Eh! vorrei esser io ne' tuoi piedi. A dire: sto bene, le altre volte, pareva di dir tutto; ma ora conta poco. Chi può arrivare a dire: sto meglio; quella sì è una bella parola!
      Renzo, fatto al cugino qualche buon augurio, gli comunicò la sua risoluzione.
      – Va', questa volta, che il cielo ti benedica, – rispose quello: – cerca di schivar la giustizia, com'io cercherò di schivare il contagio; e, se Dio vuole che la ci vada bene a tutt'e due, ci rivedremo.
      – Oh! torno sicuro: e se potessi non tornar solo! Basta; spero.
      – Torna pure accompagnato; chè, se Dio vuole, ci sarà da lavorar per tutti, e ci faremo buona compagnia. Purché tu mi ritrovi, e che sia finito questo diavolo d'influsso!
      – Ci rivedremo, ci rivedremo; ci dobbiam rivedere!
      – Torno a dire: Dio voglia!
      Per alquanti giorni, Renzo si tenne in esercizio, per esperimentar le sue forze, e accrescerle; e appena gli parve di poter far la strada, si dispose a partire. Si mise sotto panni una cintura, con dentro que' cinquanta scudi, che non aveva mai intaccati, e de' quali non aveva mai fatto parola, neppur con Bortolo; prese alcuni altri pochi quattrini, che aveva messi da parte giorno per giorno, risparmiando su tutto; prese sotto il braccio un fagottino di panni; si mise in tasca un benservito, che s'era fatto fare a buon conto, dal secondo padrone, sotto il nome d'Antonio Rivolta; in un taschino de' calzoni si mise un coltellaccio, ch'era il meno che un galantuomo potesse portare a que' tempi; e s'avviò, agli ultimi d'agosto, tre giorni dopo che don Rodrigo era stato portato al lazzeretto.


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I promessi sposi
di Alessandro Manzoni
pagine 798

   





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