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      - Domani alle quattro pomeridiane al Faro. Sarà opera di pochi scelti.
      L'indomani, avviandomi al Faro in vettura, verso le due, incontrai il dottore Ripari, l'invitai a montare, e gli ripetei il colloquio della vigilia con Garibaldi.
      Al vecchio soldato fluì subito il sangue alla testa, e nella lusinga di potersi rifare della mancatagli giornata di Milazzo: - Vengo anch'io, esclamò.
      - E l'ambulanza, generale?
      - Troverà modo di tenermi dietro. Intanto vado io.
      Garibaldi era a bordo dell'Aberdeen ancorato sulla rada. Salimmo. Egli passeggiava sul ponte.
      - Partirete col colonnello Muss..., e apparterrete al suo stato maggiore.
      - Generale! così Ripari, se mi permettete, andrò anch'io in compagnia di Mario.
      E il Generale con occhio affettuoso e con benevola ironia:
      - Non è affare per voi; siete troppo vecchio!
      Alle inaspettate parole, Ripari, acceso e spento quasi ad un punto, stette muto e immoto. Poi, riscotendosi mi stese la mano, sillabando con voce abbassata d'un tono: - Sono troppo vecchio! Addio. Saltò in una lancia, disparve e tornò a Messina a piedi per provare a se stesso d'essere ancora abbastanza giovane.
      Sull'imbrunire capitarono successivamente quattro ufficiali ad avvertire il Generale che le loro squadre trovavansi al luogo fissato.
      - Va bene: tornate là e attendetemi.
      Un quarto d'ora appresso, seguito dal generale Medici, da due aiutanti e da me, egli scese in un palischermo. Postosi al timone, si sguizzò inavvertiti fra le molte barche, e s'entrò in un canale che serpeggia intorno alle trincee del Faro.


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La camicia rossa
di Alberto Mario
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