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      Non vi sorride l'onore di associarvi il nome vostro?
      A queste parole il sangue fluttuava alla testa del brav'uomo; goccioloni di sudore gli colavano dalla fronte; le sue obbiezioni divenivano più fiacche; io lo urgeva, se non con potenza d'argomenti, certo con molto gesto e con fervidezza di sguardi e d'accento. Finalmente egli se n'andò esclamando: "Vedremo!". Raccolse subito il Consiglio comunale. Entrarono i padri coscritti in brache corte, in sandali, in cappello conico, in manica di camicia, colle mani callose, colla pelle abbronzata, ma col cuore schietto e chiuso al timore. Un'ora di poi s'udì il tamburo che chiamava il popolo a comizio.
      Dal balcone del comune il sindaco, circondato dai padri, proclamava il governo nazionale. Tuono d'assensi, applausi e pubbliche allegrezze.
      - Voi, mi stillò all'orecchio l'indomani il prudente colonnello Plutino, al quale non gradivano forse questi atti d'indole popolare, vi addossate con troppa leggerezza la responsabilità di vedere probabilmente raso il borgo e trucidati i borghigiani.
      - Non avrà tempo pel rimorso, considerando che dovremo esser rasi e trucidati noi dapprima.
      Il fragore del cannone troncò il nostro dialogo.
      Senza indugio riunimmo i soldati. Il cannone romoreggiava indefesso.
      - Garibaldi! Garibaldi è arrivato, ripeteva giubilando ciascuno di noi. Prorompendo tutti da San Lorenzo alla marina, un corriere al galoppo recò il seguente biglietto al maggiore:
     
      Sbarcai a Melito. Venite.
      G. GARIBALDI".
     
      Alle sette con affrettato passo si giunse sul monte che sovrasta a Melito.


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La camicia rossa
di Alberto Mario
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