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      - Peste manifestatasi in Noia, nella provincia di Bari, e discorsi varii che si fanno in proposito dai Napolitani.
     
      La partenza di Giovacchino e della consorte Carolina da Napoli lasciò il campo intieramente libero a coloro, i quali parteggiando alla scoperta pei Borboni, o maneggiandosi nascostamente per la ristaurazione loro, si studiavano di suscitare per ogni dove le antiche inclinazioni, e fece del tutto cessare il bellicoso umore dei muratiani. Nè è da dire, che ai partigiani dell'ultimo re mancasse l'uso delle cose militari, o la memoria d'illustri fatti, o l'animo bene apparecchiato a farli valere; ma li sconfortavano da una banda la condizione loro attuale di uomini vinti e la presenza nel regno dei Tedeschi vincitori; dall'altra, li tenevano bene edificati verso la nuova dinastia le promesse dianzi mandate dalla Sicilia, ed i patti recentemente segnati in Casalanza. In tutti adunque la speranza sopravvanzava il timore; in tutti prevaleva l'intima persuasione che l'attuale monarca, dimentico del passato, volgerebbe soltanto il provvido suo pensiero all'avvenire, e propenso ad accarezzare chi maggiore riputazione vantava nella conoscenza degli affari, li avrebbe assicurati e protetti senza distinzione alcuna di nomi o di servigii. Inoltre si persuadevano costoro, che siccome essi avevano capacità grande e non contrastata di ben condurre imprese civili o di guerra, e la intiera nazione riconosceva da loro tutta la gloria da più anni acquistata nei campi e nei gabinetti, così Ferdinando si vedrebbe indotto, se non dal volontario amore, almeno da una potente necessità a valersi dell'opera loro, ed essi, a malgrado di tutte le prevenzioni e le mene segrete o palesi della parte contraria, finirebbero pur sempre col far prevalere la propria opinione nelle ordinarie decisioni, e col dominare nei consigli dello Stato.


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-Storia d'Italia continuata da quella del Botta dall'anno 1814 al 1834
Parte prima 1814-22
di Giuseppe Martini
Tipogr. Elvetica Torino
1850-1852 pagine 496

   





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