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      Guernivano questa città, oltre un presidio composto di milizie regolari e di guardie nazionali armate, una cinta di valide fortificazioni e settanta circa bocche da fuoco; i Piemontesi non avevano seco le artiglierie di assedio necessario a ridurre la piazza; ma pensarono che la sorpresa, massime dopo che pei disastri di Waterloo il governo imperiale in Francia inclinava a manifesta rovina, darebbe loro quel vantaggio che era solamente ritardato dalla mancanza di grossi cannoni, e la città sarebbe infine costretta ad arrendersi.
      Pertanto il dì 6 di luglio, i Piemontesi condotti dai generali Gimenga e Robilant assaltarono Grenoble da due lati, contrastando le guardie nazionali con una valorosissima resistenza, e non cessando le artiglierie dei bastioni dal fare un vivissimo fuoco sopra gli assalitori; ma in breve occupati i sobborghi, voltarono i Piemontesi alcuni pezzi di campagna contra le interiori parti della città, fulminando per più ore gli abitanti e gli edifizii con una grandine fierissima di palle. Mostrata questa forza, e già danneggiati i luoghi più esposti della città, convennero le due parti di cessare quinci e quindi dalle offese per lo spazio di tre giorni. Scorso appena questo tempo, nè ricevendo gli assediati soccorso alcuno da fuori, e da un altro lato avendo i Piemontesi ricevuto dalla Savoia novelli rinforzi di truppe, il dì 9 fu fermata una capitolazione per cui il presidio abbandonò Grenoble agli avversarii, e s'andò a congiungere con la schiera principale di Suchet.


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-Storia d'Italia continuata da quella del Botta dall'anno 1814 al 1834
Parte prima 1814-22
di Giuseppe Martini
Tipogr. Elvetica Torino
1850-1852 pagine 496

   





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