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      E tutti i miei pensier romper nel mezzo.
     
      Tanto è. Vengo da gravissima jettatura aggravato, e starei per dire che senza una mano piú che superiore non mi possa io liberare dalla medesima. Piú volte, riandando col pensiero le cose mie, con meco stesso alla pittagorica esclamo:
      Pe parèben ti d'èreksa, ti moi d'èon... etelèsthe («Che cosa ho fatto, o non ho fatto, quando / Doveva io farla, o in che ho passato il giusto?»).
     
      Chi sarà dunque che mi dasse ad intendere che a caso m'imbattessi io sempre in un numero maggiore di jettatori, o che questi fossero i piú celebri ed empi? Niuno per certo. Aggiungete di piú. Vedete voi quel virtuosissimo uomo?(64) egli è ammirato per la dottrina, distinto per il talento, amato pei costumi; intanto non può spuntare una via: quale ne sarà la cagione? Applicatevi, caro amico, ed applicatevi di proposito a scoprire col lume superiore della vostra filosofia il cardine dell'immensa mole che si erge a danno degli uomini. I vostri talenti, la vostra dottrina, l'esattezza vostra nella perquisizione delle cose, mi fanno sperare dilucidato il dubbio, eseguito il progetto, e svelata la cagione. Io principierò l'edifizio; rimane a voi di perfezionarlo. Io darò pochi lanci su l'argomento; voi dovrete esaurirlo.
     
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      CAPRICCIO V
     
      Perché quelloFurfantello
      Tutte l'oreJetta là?
     
      Dite, dite,
      Mio Signore,
      La ragioneVi sarà.
     
      Forse forsePerché bella
      Là la crestaVede alzar?
     
      No, ragioneNon è questa
      Che mi possaSoddisfar.
     
      Forse diteChe là sia
      A doviziaLa virtú?
     
      La tristizia,
      Gioia mia,


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Capricci sulla jettatura
di Gian Leonardo Marugi
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