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      Onde anch'io, insieme con un dittico pompejano, ho dunque appeso nello Studio di Zeusi un Olimpo del Sabatelli e un mascherone di Michelangelo; l'uno però tanto somigliante alle terre cotte di Tanagra, scoperte tre secoli dopo, da farci intendere come i veramente grandi abbiano il dono della divinazione; e l'altro tanto prettamente classico, da far proprio pensare a que' Greci, che, se non erano vaghissimi coloristi, erano bene arcipotenti disegnatori.
      Che se infine in quel primo tablino del maestro voi vedete quattro fanciulle soltanto, abbiatelo come testimonianza che io non m'ho preso ardire di lineare la quinta ch'egli elesse; perchè io sto con coloro i quali pensano essersi potuto bensì su cinque esemplari di bellezze maturar in cuore una sapiente elezione, non già mettere insieme, ricopiando alla lettera, un non so quale musaico di membra scompagnate ed aneuritmiche.
      Or m'accommiato, o non la finirei più. E abbandono alla misericordia di Dio, dubitando un poco della vostra, il nome di quel povero di spirito, ancora che valoroso artista, il quale, per ubbidienza alla santocchieria a' suoi dì dominante (come domina a' nostri una licenziosità goffa e volgare), non si peritò di metter le brache a' terribili e più che umani ignudi del Giudizio finale. Altri vi dirà tuttavia a sua discolpa, e dirà il vero, che fu quello il solo spediente per salvare il capolavoro di Michelangelo dalla distruzione, che Paolo IV aveva deliberata. (Cfr. Nibby, Roma nell'anno MDCCCXXXVIII, Roma, Tip. delle Belle Arti, 1841, Parte II, pag.


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L'odissea della donna
di Tullo Massarani
Editore Forzani Roma
1907 pagine 356

   





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