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      Un giovane ungherese, così narrano quelli che furon presenti, per una contesa da nulla, impalano e piantano in mezzo alla piazza.»
      E un altro cronista, l'Abate del monastero di Nogent, venerabilis dominus Guibertus Abas Monasterii Sanctae Mariae Novigensis, soggiunge: «Non contenti della umanità (degli Ungheresi), con singolare demenza pigliarono, essi stranieri, a conculcare gl'indigeni; e mentre questi come Cristiani a Cristiani offrivano loro gratuitamente quel che era da vendere, essi, con impaziente libidine, immemori della pia ospitalità e della beneficenza ricevuta, gli aggrediscono con ingiusta guerra, reputando che nulla oserebbero e al tutto si mostrerebbero imbelli. Con esacranda rabbia pertanto incendiavano i pubblici granaj, violavano le fanciulle, rapivano le maritate, strappavano o bruciavano agli ospiti la barba; nè già alcuno più parlava di comperare quanto gli abbisognasse, ma ciascuno provvedeva a sè a furia di rapine e di sangue; oscenamente millantando che così avrebbero trattato coi Turchi
      Re Carlomanno, irritato dal vedersi tutta la casa sossopra, ordina a' suoi di armarsi. «Vennero infrattanto i Romei - qui ripiglia Alberto, il Canonico - a dare in un castello, di cui non potevano in verun modo evitare il passaggio; e assalitolo con la solita insolenza, quando pareva vicino a cadere, non so da qual caso sopraffatti, parte uccisi, parte andarono affogati nel fiume; altri, senza danaro, anzi da turpe povertà consunti, e più da vergogna, tornarono in Francia.


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L'odissea della donna
di Tullo Massarani
Editore Forzani Roma
1907 pagine 356

   





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