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      I neri fraticelli e i bigi e i bianchi.
     
      Caterina Benincasa era nata ancora in tempo da essere valida mediatrice fra le parti politiche, non pure della sua Siena, ma d'Arezzo e di Lucca e di Firenze, e da travagliarsi non senza profitto per rimetterle in pace con Roma, e da tener testa infin che visse, lei, umile monaca, alle male passioni che laceravano, fino ad aperto scisma, la Chiesa. Ma non ancora un secolo era trascorso, e tutt'altri già apparivano i conventi. Troppe recluse sospiravano al secolo, come la gentile Lucrezia di Francesco Buti, una cara fanciulla, che aveva bene, come dice il Vasari, «bellissima grazia ed aria,» ma non abbastanza vocazione, la poverina, da non lasciarsi menar via da quel poco capitale di Filippo Lippi, il giorno appunto «ch'ella andava a veder mostrare la cintola di Nostra Donna.» Dei monasteri poi nel Cinquecento e più in giù, non vi dico nulla; e se siete da tanto da tener fede all'ammonizione del padre Benedetto Fiandrini, che ha scritto sul frontespizio: «Leggete ma non vi scandalizzate,» piacciavi di cercare in quelle rarità bibliografiche che da alcuni anni si vanno pubblicando a Bologna sotto il titolo di Biblioteca di curiosità storiche e letterarie la Vita della madre donna Felicita Rasponi abbadessa di Sant'Andrea, scritta da una religiosa; dove l'autrice, suor Serafina, racconta i romanzetti e le piccole monellerie delle sue sorelle con «un candore - dice uno spiritoso critico - che vi disarma; e vi fa intendere altri tempi ed altri costumi, i quali sarebbe pedanteria e ingiustizia il giudicare con le idee nostre moderne.


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L'odissea della donna
di Tullo Massarani
Editore Forzani Roma
1907 pagine 356

   





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