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      In un angolo a sinistra, dove, attraverso il colonnato del fondo, s'intravedono gli stendardi del vincitore, il sapiente artista ha con grande accorgimento imaginato di riunire i vecchi e giovani dottori della biblioteca, che attoniti o sbigottiti, non so qual più, dell'incredibile audacia, testimoni dolenti ed in servitù dell'immane olocausto, vorrebbero pur sottrargli qualche inestimabile cimelio. E qui, insieme co' rotoli (volumina), non potevano mancare i libri (libelli) rilegati alla maniera nostra, de' quali è menzione in Orazio, in Cicerone e in Suetonio, senza nulla dire delle immagini antiche scolpite e dipinte che pur se ne hanno alle mani. Perchè poi in un antico asilo del sapere dovevano assai probabilmente trovarsene tutti gli strumenti, l'erudito artista credette non poco analogo alla scena, ch'egli apre ai nostri occhi, l'accatastare col resto anche una sfera armillare, un gnomone e frammenti di statuette e di glittica, che aggiungono, come altrettanti particolari, un colorito storico e locale alla grandiosità del suo quadro. In mezzo a questa parte del dipinto illuminato di luce sinistramente fantastica si direbbe che strisci nell'ombra quasi lo scintillìo minaccioso di una scimitarra turchesca, tanta è l'immobilità, inconscia o voluta, che domina i diversi gruppi di figure, con la quale l'artista è riuscito a far penetrare nel nostro cuore un senso indefinibile di non so qual misterioso sbigottimento, di non so qual penoso sconforto. A questa scena, il cui effetto è di colpire dolorosamente come uno spettacolo di santa Inquisizione di quei tempi remoti, fa ingegnoso contrapposto quasi una seconda parte o scena che si svolge nel secondo piano del quadro.


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L'odissea della donna
di Tullo Massarani
Editore Forzani Roma
1907 pagine 356

   





Orazio Cicerone Suetonio Inquisizione