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      E pel resto, avreste dovuto lasciare far noi; noi che, certi una volta delle vostre intenzioni, avremmo studiato le vie per non porvi a rischio prima del tempo; noi che vi abbiamo più volte offerto, non di rinnegare la nostra fede repubblicana - questo non potevate nè dovevate pretendere - ma d'affratellarci con voi sotto bandiera comune, quella della sovranità nazionale. E a voi, s'anche amavate più la casa di Savoja che non l'Italia, quella profferta dovea sorridere. Voi non potete, senza stoltezza, credere in una serie di principi: noi ci accostiamo rapidamente a tempi, nei quali ogni monarchia sparirà. I vostri affetti devono concentrarsi sul regnante d'oggi. Or la potenza che vi danno le forze che portate sul campo, e l'abitudine inveterata nei popoli di essere e mostrarsi grati anche a scapito della propria salute, v'assicuravano che, serbando a quel re il vanto di aver contribuito con le armi a liberare il paese, voi gli serbavate, se non la corona, la presidenza almeno d'Italia.
      Diseredato egualmente di genio e d'amore, voi sceglieste altra via; via funesta egualmente alla nazione e alla dinastia, e indecorosa per voi. Maneggiarvi astuto fra la rivoluzione e i Governi, tanto da reprimere o indugiare la prima, pur parendo promoverla, e accarezzare i secondi finchè durano, pur preparandovi a giovarvi della loro caduta: recitare agli uni la parte di futuro liberatore dalla tirannide, agli altri quella di salvatore dall'anarchia e dalla temuta insurrezione popolare: tenervi amica la Diplomazia, tanto da potere un giorno, ove mai sorgesse il momento di mutare governativamente l'assetto europeo, affacciarle(291)) la pergamena della fusione, e tenervi amici creduli i popoli, tanto da poter dir loro quando il gemito dei patimenti si tramuterà in fremito di battaglia - io era dei vostri: cospirare con animo di non far mai, e affliggere di persecuzioni e calunnie qualunque cospiri per fare: impedire le aspirazioni del partito nazionale in Piemonte e confortarle al di fuori: tentare di mantenervi accetto ad un tempo ai tristissimi Governi attuali e ai popoli: è parte, non d'uomo di Stato che intravede l'avvenire e dirige verso quello la vita del paese che regge, ma di politico della giornata, che accetta il presente qual ch'ei si sia, e cerca soltanto apprestarsi a far monopolio dell'avvenire ove, per fatto altrui, sorga propizio: e parte, non d'un Richelieu - profanerei, citandoli, i nomi di Washington e Bolivar - ma d'un ultimo allievo di Mazarino.


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Scritti
Politica ed Economia
di Giuseppe Mazzini
Editore Sonzogno Milano
pagine 1484

   





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